venerdì 10 settembre 2010

You ain't No Friend of Mine.

Lungo la strada polverosa e grigia della squallida provincia americana, tra scheletri di bufalo, corvi solitari e nuvole dense come sacchi di farina, corre un autotrasportatore dell’azienda Mesmo Delivery, il cui carico non deve essere MAI aperto: intesi? Alla guida del camion c’è un ex-pugile professionista, grosso quanto un orso bruno prima di entrare in letargo, con un capellino in testa che gli incolla i lunghi capelli unti alla fronte: di fianco a lui, mentre guarda lo spettacolo desolato ha di fronte a sè, cantando in sottofondo una delle canzoni di Elvis, c’è Sangrecco: lui Elvis lo conosce piuttosto bene, è un suo sosia, ma non diteglielo. Perché lui vi direbbe che è meglio di Elvis. Le lunghe basette bianche che si arrampicano lungo il suo volto scavato sono lì a dimostrarlo. Le ore alla guida piegano umore e schiena, inoltre Sangrecco non guida: non ha la patente, lui, perciò meglio approfittare della prima tavola calda per una pisciata e magari per mettere qualcosa sotto ai denti. Nella realtà deprimente e appiccicosa di ciascuno dei personaggi la sola via di fuga è la rabbia: una rabbia figlia della noia e della frustrazione. Cane mangia cane e chi azzanna per primo ha più possibilità di sopravvivere, senza guardare in faccia nessuno. Rufo, pugile fallito, si muove per le tavole come uno zombie, solo per forza di inerzia, sorretto solamente dal passato, dalla gloria che fu e che ha sfiorato: oggi, un ricordo che non se ne vuole andare, anzi, preme sotto pelle in cerca di riscatto (“Tiriti su, Critino!”). Ed è questo bisogno impellente di non sentirsi uno sconfitto dalla vita, che lo spinge ad accettare di fare a botte con uno psicopatico che al posto di una mano, si è fatto montare un pugno gigante, “come quello dei cartoni animati”. Il naturale corso degli eventi ci porta a una escalation di carne e sangue, di follia e di odio estremo.
Mesmo Delivery, opera prima dell’autore brasiliano Rafael Grampà pubblicato in Italia da Comma 22 non spicca, diciamocelo, per originalità o una storia particolarmente folgorante eppure questo fumetto riesce a tenere incollato il lettore alla pagina. Tecnicamente ineccepibile, nel lavoro di Grampà è forte l’influenza del mondo underground degli anni ’80, su tutti Crumb e Corben, senza ovviamente tralasciare le lezioni impartite da Miller nel suo Sin City, ma non solo: si respira Lansdale da queste parti, Tarantino potrebbe trovarsi alla prossima stazione di servizio. Grampà possiede una meccanica narrativa che porta a una scompozione della pagina decostruendo vignette, ricche di dettagli e segni, sporchi e bastardi, fino all’inverosimile. L’impatto emotivo del segno travalica quello più prettamente tecnico di una storia di media qualità: le tavole si muovono con lo stesso passo sincopato e molleggiato di Elvis Presley. Il punto di forza di Grampà è proprio quello di riversare dentro il racconto tutta la sua anima, quello di parlarci con la faccia di chi ci assomiglia, che non sarà certo bella, ma quantomeno è sincera. L’impossibilità di avere un pubblico per l’arte di Sangrecco suscita un paragone con l’arte dello stesso autore in un gioco nascosto di rimandi: eppure ho la certezza che di questo autore, di Sangrecco, della Mesmo Delivery e dei suoi carichi che non vanno MAI aperti, ne risentiremo parlare presto e allora sì che il pubblico ci sarà. E in massa. E allora sì che sarà un vero bagno di sangue.
Ci volete scommettere cinquanta dollari?

1 commento:

Eleonora Feroce ha detto...

Ti ho assegnato un premio:il PREMIO DARDOS!
Leggi qui tutte le indicazioni! http://lelocomandacolor.blogspot.com/

ciao! :-)